Approvazione progetto di legge di fusione dei Comuni di Poggio Berni e Torriana

Via libera definitivo in assemblea all’istituzione del nuovo Comune unico di “Poggio Torriana” 

“In fatto di efficacia delle politiche pubbliche e di riordino territoriale la Regione Emilia-Romagna è un esempio per tutta l’Italia”

 
 È legge l’istituzione del nuovo Comune unico di Poggio Torriana. L’Assemblea legislativa regionale ha approvato a larghissima maggioranza (contrari solo gli esponenti della Lega nord) la proposta legislativa di fusione di Torriana e Poggio Berni, avanzata dalla Giunta regionale a seguito della richiesta dei rispettivi Consigli comunali. Proposta che era rimasta sospesa in attesa del referendum consultivo dei residenti che si è tenuto il 6 ottobre scorso e dal quale è emerso il voto favorevole alla fusione da parte della maggioranza dei votanti (1.719 sì, 314 no)(vedi notizia da RiminiToday).

Il nuovo Comune, che decorrerà dal primo gennaio 2014, avrà una popolazione di circa 5.000 abitanti e una superficie di 35 Km quadrati. La legge riserva al nuovo ente un contributo regionale ordinario, della durata complessiva di quindici anni, pari a 115 mila euro annui e un ulteriore contributo straordinario in conto capitale dell’ammontare di 120 mila euro all’anno a titolo di compartecipazione alle spese iniziali, della durata di tre anni. Ai Comuni nati da fusione la norma statale riserva a sua volta ulteriori contributi.

La legge approvata prevede anche una serie di norme di salvaguardia rispetto al fatto che Torriana e Poggio Berni sono Comuni montani appartenenti all’attuale Unione Valle del Marecchia, sorta a seguito della trasformazione della omonima Comunità montana. L’istituzione del Comune di Poggio Torriana – si legge nella norma - “non priva i territori montani dei benefici e degli interventi per la montagna stabiliti dall’Unione europea e dalle leggi statale e regionali”.

Viene poi considerata l’ipotesi dello scioglimento dell’Unione di Comuni della Valle del Marecchia, che rimarrebbe formata dai tre Comuni di Poggio Torriana, Santarcangelo e Verrucchio, limitandosi, nel rispetto dell’autonomia comunale, a prevedere che il nuovo Comune unico e gli altri due disciplineranno gli aspetti inerenti alla gestione dei servizi associati e che, in mancanza di tale disciplina condivisa, i Comuni succederanno all’Unione in tutti i rapporti giuridici e in relazione alle obbligazioni si applicheranno i principi della solidarietà attiva e passiva. Inoltre, per quanto concerne l’esercizio, nel territorio del Comune di Poggio Torriana, delle funzioni regionali in materia di sviluppo della montagna (agricoltura, forestazione ed assetto idrogeologico) e il relativo personale, si applica la legge regionale (L.r. 21/2012) con riguardo all’ambito territoriale ottimale definito dalla successiva determina della Giunta regionale.

Il relatore Mario Mazzotti (Pd) ha evidenziato il fatto che la fusione di Torriana e Poggio Berni “non nasce oggi, ma rappresenta un percorso di vera integrazione che si è manifestato nel corso degli anni. Un processo in cui si rileva la coincidenza effettiva tra l’espressione dei Consigli comunali e la volontà dei cittadini. Ciò – ha ricordato – testimonia che le assemblee elettive rappresentano la volontà popolare e sono il luogo dove si esercita al meglio la democrazia”.

Parere favorevole alla legge di fusione anche da Marco Lombardi (Pdl): “Ci siamo mossi a seguito della richiesta dei Consigli comunali – ha detto – e abbiamo tenuto in sospeso l’iter con un atteggiamento ‘garantista’ in attesa dell’esito referendario: una procedura ineccepibile”. In questa “fase finale”, Lombardi ha richiamato la forte responsabilità dei nuovi amministratori, che si troveranno a gestire ingenti risorse, affinché la riorganizzazione prevista per il nuovo Comune sia all’altezza delle aspettative di tutti i territori, offrendo servizi migliori di quelli esistenti. Una responsabilità importante: “Fallire in questa fase sarebbe anche gettare discredito verso la politica e le istituzioni, mentre questa è un’occasione per dimostrare che la politica si è mossa bene”.

Roberto Piva (Pd) ha a sua volta espresso soddisfazione per la nuova fusione nel riminese: “Si sta andando verso una modernizzazione dell’assetto istituzionale del nostro territorio, mi auguro – ha detto – che ci possano essere altri esempi di piccoli Comuni che decidano di andare in questa direzione”. Galeazzo Bignami (Pdl) ha annunciato il voto favorevole di tutto il gruppo sottolineando quanto ribadito anche in altre occasioni di dibattito sulle fusioni di Comuni: “Dove c’è un percorso condiviso, il Pdl non si sottrae”. Mauro Manfredini (Lega nord) ha invece annunciato parere contrario.

“Risparmi alle spese e migliori servizi ai cittadini: in fatto di efficacia delle politiche pubbliche e di riordino territoriale la Regione Emilia-Romagna è un esempio per tutta l’Italia”, commenta Simonetta Saliera, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. “In un Paese da anni alle prese con riforme che restano solo sulla carta, in Emilia-Romagna – senza demagogia, senza roboanti proclami, ma con il confronto tra istituzioni, parti sociali e cittadini – abbiamo fatto passi molto importanti e i tre Comuni nati da fusioni –  aggiunge la vicepresidente Saliera – su cui c’è stato il via libera definitivo dell’Assemblea legislativa ne sono la conferma. Il voto dell’Assemblea arriva dopo la vittoria dei ‘Sì’ ai referendum consultivi e, soprattutto, corona l’impegno di questi mesi dei sindaci e della Regione. Ora, per i primi due anni di  vita i nuovi Comuni saranno esenti dai vincoli del ‘Patto di stabilità’, mentre per i primi 15 anni avranno contributi regionali e statali straordinari”.

 
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